Pillola 6 – vorrei che mi guardaste così

Senza categoria 19 aprile 2020

“Ma perché devo per forza di cose baciare un ragazzo se penso che non abbia senso?” Durante le pause dalle lezioni non si faceva altro che parlare di ragazzi e sesso, ma Camilla non ne voleva sapere. “Io sto bene con gli uomini ad un punto tale che non sento il bisogno di qualcosa di fisico, mi attraversano la mente e sono già felice”.

Sofia la guardava distrattamente, lei che di relazioni ne aveva già avute anche troppe e il punto di vista di Camilla proprio non lo capiva. “Questa estate dopo gli esami porto Marcello al lago da me,” continuò Camilla, “i miei zii questa estate partono per il Canada e posso stare nella loro casa un mese intero: vieni anche tu!”

Sofia non aspettava altro da tutte le superiori che i suoi amici Camilla e Marcello si mettessero insieme, così aveva maliziosamente declinato l’invito. L’estate venne presto e con lei la fine degli esami, il saluto agli zii e l’arrivo di Marcello al lago.

Le giornate trascorrevamo come se il tempo non esistesse. Marcello e Camilla avevano sostituito le chiacchiere senza sosta dei primi giorni per lasciare spazio a silenzi e sguardi complici. Quasi non parlavano e non mangiavano più. Passavano le giornate nudi a fare il bagno nelle parti più in ombra del lago. I loro corpi in acqua erano così bianchi che si poteva notare tutta la loro mollezza. Non si erano mai amati così tanto, lì, in silenzio, ad osservarsi cullati dall’acqua. Ogni tanto si stendevano nudi sull’erba, sempre in silenzio, a guardare le nuvole spostarsi o ascoltare le foglie che vibravano al vento.

Un giorno, prima di tuffarsi Marcello aveva preso il polso di Camilla e l’aveva stretta a se. “Ti amo come le rocce di questo lago amano le alghe che stanno attaccate sopra di loro e però un giorno si staccano: liberamente ma per sempre”.

Subito dopo l’aveva baciata e Camilla lo aveva guardato in silenzio, fisso negli occhi, poi si era rituffata.

Marcello sapeva che da quel momento Camilla si era staccata da lui, proprio come fanno le alghe.

Pillola 5 – 6 aprile 2018

Senza categoria 9 aprile 2020

In Erasmus non stavo per niente bene. Sono stati mesi duri e lunghi, conditi da una sfortuna dietro l’altra. Sicuramente però, come accade nella vita, sono successe anche delle cose belle. Una tra queste un viaggio in macchina con i miei amici in Andalusia. Il 6 aprile abbiamo fatto tappa a Cádiz, e scrivevo questo.

6 aprile 2018
Fin da sempre mi capita di perdere improvvisamente il sonno di notte e volermi svegliare con tutte le mie forze, muovermi, aprire gli occhi, controllare che ore siano, ma il mio corpo è troppo addormentato e il mio cervello pure, quindi rimango inerme, e in un lasso di tempo troppo breve perché io possa ricordarmelo il giorno dopo, mi riaddormento del tutto. Sta di fatto che per me ieri si è riprodotto esattamente quel momento. Dovevi vederlo quell’appartamento a Cádiz. Con i suoi mobili di legno scuro e quel profumo tipico degli appartamenti al mare, chiusi tutto l’inverno, che quando li apri sei travolto dall’odore denso di chiuso misto al legno, con quella immancabile puntina di salsedine. Era buio fuori e ha iniziato a piovere. E all’interno la luce era soffusa, gialla. Siamo stati dentro quell’appartamento 12 ore, giuste solo per mangiare, dormire e fare una doccia. Forse è stata la stanchezza o forse proprio quella maledetta luce gialla che moltiplicava le ombre e rendeva tutto così metafisico. Comunque non me lo ricordo, non me lo ricordo se davvero ci siamo chiamati, se è stato tutto un sogno se volevo svegliarmi con tutte le mie forze e invece non ce la facevo e il mio corpo restava bloccato in mezzo a quei mobili di legno scuro. Dimmelo se era solo un sogno, perché tu sai tutto e anche questo, lo sai.

Ho scritto una marea di cose, ma mai per davvero.

Pillola 4 – invecchiare

Senza categoria 8 aprile 2020

All’età di 19 anni, ho preso tutte le mie cose e me ne sono andata di casa. In realtà detta così può sembrare una di quelle scelte di indipendenza totale, invece sono diventata solo una studentessa fuori sede. Che poi a me sembrava una scelta di indipendenza totale, ho sempre cercato di esserlo il più possibile e mi sono aggrappata ad ogni spiraglio di libertà fin da piccola.

I primi due anni in particolare sono stati una boccata d’aria fresca e li ritengo sicuramente i più belli di tutto il periodo universitario. Lontana dai miei genitori, dalle loro regole, dalle loro abitudini. Anche quelli dopo sono stati bellissimi, e io non mi sarei mai sognata di rivivere con loro. Purtroppo però bisogna fare i conti con la realtà e dopo la laurea, sono tornata.

Da quando sono qui, la vecchiaia mi ha schiaffeggiata come mai aveva fatto prima. Mi sono resa conto che le persone che avevo lasciato anni prima e che a malapena andavo a trovare durante l’anno, non erano più le stesse. È stato terribilmente angosciante e ancora forse non riesco ad accettare che il tempo passi.

Forse diventare grandi significa anche rendersi conto che i propri genitori non sono degli immortali supereroi.

Cosa che odio di più al mondo: vedere le persone invecchiare.

Pillola 3 – I love myself

Senza categoria 7 aprile 2020

Ho vissuto l’adolescenza con un’etichetta fissa sulla fronte che citava a caratteri cubitali: “sei pigra”. Mio padre me lo ripeteva in continuazione, non si dava pace; lui, super sportivo, che si ritrovava a rapportarsi con una figlia che passava in orizzontale il 40% della sua vita.

Nell’inverno del 2018 è cambiato tutto, e nella mia vita si sono introdotti termini come “palestra”, “squat”, “allenamento”, “personal trainer” e tanti altri. Per più di un anno mi sono allenata con una personal trainer, che ad ogni allenamento mi puntava un fucile alla tempia.

Con la quarantena ho scoperto che quell’etichetta con su scritto “sei pigra”, non solo mi fosse stretta, ma non mi si addicesse proprio. E allora ho cominciato ad allenarmi ogni singolo giorno, da sola. Niente fucili, niente personal trainers, niente padri angoscianti. Solamente io, ogni giorno.

Tra i vari allenamenti, ballo insieme a delle ragazze su YouTube. Dico insieme, perché mi sembra davvero di essere loro amica, di condividere la stessa fatica. C’è un movimento in cui l’allenatrice dice: and love yourself.

E lo dico davvero, I love myself.

Pillola 2 – 3 aprile 2019

Senza categoria 6 aprile 2020

Un anno fa mi laureavo alla magistrale a Venezia. Un corso di studi che sapevo non facesse per me, con una tesi che non sentivo mia, in uno dei periodi più avvilenti della mia vita. Mi laureavo un anno fa, dopo una lunga serie di agonie e frustrazioni.

Non ho ancora trovato l’amore della vita e mi sono sempre crucciata per questo; ho scritto un trilione di testi in cui spiegavo a me stessa che forse alcune persone faticano a trovare l’amore della vita perché hanno già trovato l’amicizia della vita. Un anno fa, mi laureavo con l’amica della vita.

C’era un gioco che facevamo sempre insieme io e l’amica della vita durante i faticosi anni di magistrale: lei usciva dalle stanze lasciandomi sola e diceva “Cate, io vado”. Io restavo spiazzata e poi ridevamo fortissimo. Nella mia tesi le ho scritto: grazie perché te ne vai sempre, ma non te ne vai mai.

Sei andata via, invece.

Pillola 1 – 781

about 5 aprile 2020

Anno 2020, aprile, 5 – pandemia mondiale. Giorni di quarantena in Italia: 29. Giorni di quarantena in Spagna: 14. Giorni di quarantena in Inghilterra: 17.

Questa misura obbliga tutte le persone a stare in casa e non uscire. Tutti, indistintamente: ricchi, poveri, giovani, vecchi, bianchi, neri. Tutti chiusi dentro le proprie case. Immagino sappiate meglio di me cosa significhi essere in quarantena. Ma io mi chiedo se vi soffermate a riflettere ogni tanto in queste giornate infinite su cosa significhi davvero quello che sta succedendo.

Essere chiusi in casa per così tanto tempo senza sentire il sole sulla pelle, l’aria che raffredda il viso, il sole che scalda le braccia, le voci dei propri amici, il tocco morbido dei capelli di chi amiamo. Io ci penso spesso e mi sembra una follia; qualcosa che è così disumano da sembrarmi quasi sorprendente.

Ci avete mai pensato a quanti giorni esattamente identici a questi, vivono le persone depresse durante la loro vita?

Giorni di depressione di Anna Caterina: 781.

18112018

about 18 novembre 2019

Ei ciao. Ciao, come stai? Un anno fa oggi uscivamo insieme la prima volta. Adesso un anno fa eravamo insieme a ordinare birre per non tornare a casa. Veramente una cosa da psicopatica eh? Non ti ho fatto gli auguri del compleanno, mai più niente di niente, sentiti o visti o un like del cazzo e ti dico in questo momento che un anno fa uscivamo insieme la prima volta. E a chi interessa? È veramente tanto un anno, rimargina tutto. Ho una cicatrice così grossa nel petto che non sento più niente. Mi sono laureata, sai? Dal 5 febbraio ho scritto 300 pagine di tesi pur di non pensarti. E comunque ti pensavo e delle volte mollavo lì e chiamavo qualcuno solo per dire che mi mancavi. “Concentrati sulla tesi, Caterina”. “Sì, certo, vado”. Giorno e notte davanti a quelle fottute api, penso di non aver dormito per settimane. Me ne sono stata sdraiata a volte con i piedi all’insù per far circolare il sangue. Mi sono laureata il 3 aprile e ho pensato che saresti tornato subito dopo. Il cuore delle volte per non esplodere si cementifica. Ho seppellito tutto, sai? Ho cancellato ogni tua imperfezione. Ho nascosto i regali, ho cancellato le foto, i messaggi, le chiamate. Ho seppellito quella macchina fotografica analogica e tutte le mie domande e i miei perché. Volevo dirti che ho aperto un blog. Te lo dicevo che volevo scrivere nella vita e infatti ora lo sto facendo, ho capito cosa voglio fare da grande. Scrivo delle storie qualche volta, qualche volta quando il dolore non mi sovrasta, qualche volta quando sento di meritarmi le cose belle. Mi vieni in mente spesso. Hai cambiato lavoro? Hai cambiato la casa che profuma di residence Edelweiss? Hai trovato una ragazza che ti manca? Mi vieni in mente spesso, ma non con nostalgia. Mi vieni in mente quando ti paragono, quando penso che uno come te non lo troverò più, cazzo.

Allora ciao, è stato bello risentirti. Ci vediamo sul ponte delle Zattere, verso le 19.30. Lì mi troverai sempre.