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Il Big Bang dei disturbi alimentari

binge eating 26 settembre 2019

Per chi soffre di disturbi alimentari, esiste un giorno che è l’inizio di tutto. Prima non è presente alcuna concreta memoria alimentare, non c’è interesse verso il proprio corpo o il proprio peso, non esiste un pensiero negativo o uno positivo legato ai pasti. E invece arriva un giorno che cambierà definitivamente le sorti del malato e che lo renderà per sempre incastrato in quella folle abitudine alla sofferenza. Il Big Bang dei disturbi alimentari. Da quel giorno non è possibile che si torni al punto di partenza perché ormai l’esplosione è avvenuta.

Io lo ricordo perfettamente il mio Big Bang. Le proporzioni del mio corpo non avevano mai avuto nessuna importanza, esattamente come non lo avevano mai avuto il numero di pasti, le calorie, i macro nutrienti, la cellulite, le smagliature e tante altre cose. Mi sono sempre reputata bella e per me non serviva altro che un paio di amiche, un telefonino, un ragazzo di cui prendermi una cotta mondiale e le caramelle di Lupo Alberto comprate in tabaccheria.

In quegli anni del mio Big Bang, frequentavo il gruppo del post-cresima, un gruppo che mi ha dato tanto sotto numerosi aspetti, tra i quali l’aver capito che le religioni non fanno per me. Quel gruppo era da una parte divertente, dall’altra distruttivo. Mi ricordo che si creavano delle dinamiche adolescenziali simili a quelle di un branco certe volte. A dire il vero ci volevamo tutti un gran bene e i momenti costruttivi erano tanti, quindi anche quando si formava il branco poi alla fine si faceva pace e si giocava e rideva tutti insieme. A differenza delle altre mie compagne femmine, io ho sempre avuto un carattere da leader in questo senso, e sono sempre stata arrogante, quindi a volte il capo branco ero io. Il branco non faceva altro che insultare la parte del gruppo in quel momento debole. Frasi stupide e da adolescenti naturalmente, che colpiscono i propri nomi, cognomi, difetti fisici o caratteriali. Quando il branco era formato da soli maschi se la giocavano sempre con battute di un certo spessore tipo: “tua madre”, “tua sorella”, “il tuo cane”… E via così. Ancora oggi quando usciamo insieme facciamo gli asini e ogni tanto l’ignoranza prevale, ma sempre con il sorriso sulle labbra.

Quando avevamo quattordici anni siamo andati insieme in gita a Roma. Io ho immagazzinato credo tre o quattro ricordi di quella settimana, ma ne parleremo un’altra volta. Di ritorno da Roma abbiamo organizzato una pizzata per guardare le foto fatte da tutti. Ognuno si era preparato il suo cd, il fattorino era arrivato con una ventina di pizze e tutti insieme al buio stavamo proiettando le foto. Nessuno riusciva a stare zitto in quella sala buia, tanto che a guardare una cinquantina di foto ci avremmo messo circa due ore, se non di più. Ogni foto era un commento, uno sfottò, risate generali, rimbecchi “tua madre”, “tua sorella”, “il tuo cane”. Gli educatori cercavano di farci stare calmi ma secondo me se la ridevano anche sotto i baffi.

Tra le foto ne è capitata una di questo ragazzo che ancora oggi ogni tanto frequento, che era un po’ grassottello. Chissà lui che demoni stava e sta vivendo. E così è iniziata la gara di prese in giro a quella foto, in cui non solo sembrava più grasso, ma era anche venuto male.

Ed ecco qui il Big Bang: lui carica l’insulto, mi guarda dritto negli occhi, e nella penombra di quella sala mi dice: “stai zitta tu, che hai il culo grande come una portaerei”. Io, muta.

Quella sera sono tornata a casa e di nascosto dai miei genitori, non ho fatto altro che guardarmi il culo. Davanti all’armadio con le ante a specchio ne ho preso un altro cercando di capire cosa avesse il mio culo che non andava.

Ancora oggi ogni vetrina, ogni riflesso, ogni porta a vetri è per me occasione perfetta per girarmi e guardare il mio culo. Dal giorno del Big Bang, non ho mai smesso di farlo.